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LA VITIVINICOLA ITALO ABRUZZESE Il gruppo pesa al netto degli strumenti e dei vestiti 390kg circa e ha un consumo medio su tragitti misti che si aggira sugli otto - dieci bicchieri di vino procapite a concerto. La V.I.A. si costituisce nel 2004 dall'incontro di strumentisti con una consolidata esperienza nella musica popolare. A conferma delle loro capacità e della forza espressiva del gruppo c'è il successo con cui il pubblico ha accolto la formazione. Il repertorio del gruppo è il naturale risultato del vissuto, musicale e non, dei suoi musicisti. Grazie a Tiberio Boccanera e al suo inarrestabile organetto sono garantite le sonorità e le festose tradizioni dell'alto Abruzzo e del Lazio, le melodie dell'altra parte d'Abruzzo provengono invece da Massimo Piunti di Giulianova che con la sua chitarra rappresenta una vera e propria enciclopedia di melodie quasi perdute. I due rappresentano una solida base per sostenere le percussioni e la voce di Armando Rotilio che con perizia riesce a far viaggiare la VIA dai robusti sapori abruzzesi fino ai profondi profumi del sud tra la tarantella e la tammurriata campane. Le trasmissioni spaziali, sono garantite dalle onde lunghe del basso di Enrico Sevi che con grande sensibilità riesce ad orientarle verso territori inesplorati. Il succulento contorno è offerto da tubi torti e ritorti di Luca Sebastiani, flauto-ciaramella-sax, un fiato che si intreccia tra melodie popolari pur non sfuggendo alle insinuanti tentazioni del jazz. Uno degli obiettivi della Vitivinicola Italo Abruzzese è la ridistribuzione della musica del territorio sul territorio. Viviamo nell'epoca delle grandi agglomerazioni, degli accentramenti, delle concentrazioni, è un mondo che tende a comprimerci sempre di più, l'idea dunque di ridistribuire (in questo caso) la musica su un territorio, è un qualcosa che tenda al rilassamento e va a contrastare un sistema che ci vuole sempre più compressi e tesi allo stesso tempo. La ridistribuzione si realizza andando a suonare nei luoghi che sono stati abbandonati dalla musica (e non solo), nei posti lontano dai riflettori, dove "non conviene" a detta del senso comune. Entrare in questi spazi non è facile come sembra, questi non sono dotati di ingressi principali, sono chiusi ai più e non ci si arriva con le autostrade, per raggiungerli bisogna percorrere strade mulattiere, sterrate: le strade brecciate della musica. Un altro obbiettivo del gruppo è quello di suonare con la tradizione. Il gruppo interpreta il concetto di tradizione come un termine attivo, poichè derivante direttamente dal verbo tradire, inteso nell'accezione di trasportare qualcosa da un luogo (o da un tempo) ad un altro. Tale azione è per sua natura aliena da ogni coinvolgimento nella roboante realtà mercantile, che investe, oggi, tutti gli aspetti delle attività umane. Suonare la musica tradizionale di un territorio, significa in primo luogo essere la musica tradizionale di quel territorio; esserlo, ovviamente, nel proprio periodo storico, per assolvere al fondamentale ruolo di collegamento tra i suonatori venuti prima e quelli che, immancabilmente, verranno dopo. La proposta musicale e strumentale della V.I.A. risente degli stimoli e delle problematiche che scaturiscono dall'attualità. Risponde all'emergenza ambientale dello smaltimento dei rifiuti e del risparmio energetico con un progetto di costruzione ed utilizzo di "ordegni" musicali (e non) ecosostenibili, come la macchina percussiva ( realizzazione di Massimo Piunti), già in uso nei nuovi arrangiamenti musicali.
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Agibili
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